Satira
Di fronte al crollo improvviso dei prezzi, gli investitori si chiedono se sia il caso di vendere prima che il portafoglio raggiunga il fondo del pozzo.
La mattina del 2 novembre, i principali indici europei hanno registrato una flessione media del 4,7 %, un calo che gli analisti hanno definito « normalità », nella misura in cui il rischio di perdita rimane teorico e perfettamente quantificabile da un modello VaR a due decimali. Fino a quel momento, la maggior parte degli attori di mercato si limitava a ricordare che « i mercati salgono o scendono, è la legge della finanza », formula che, nel gergo dei broker, equivale a « niente panico finché il portafoglio non grida aiuto ».
Il lampo di consapevolezza avviene, però, non appena il cruscotto personale mostra un -5 %, poi un -10 % e persino un -15 % di perdita cumulata. A questo punto, la teoria cede il passo alla pratica del « sell‑or‑die », che consiste nel liquidare senza discernimento per evitare un’ulteriore discesa. Il fenomeno è tale che, secondo la Borsa di Parigi, più di 23 000 ordini di vendita sono stati inseriti in meno di tre ore, equivalenti al consumo giornaliero dell’1,2 % dell’oro mondiale.
Il professor Edmond Vexé, direttore dell’Istituto nazionale delle Scienze Approximate, ha fornito il suo chiarimento scientifico sull’argomento. « Applicando la regola del 3,14 % di errore massimo a un portafoglio che ha perso il 9,87 % in sei ore, si prevede con una certezza approssimativa del 97,3 % che il prossimo minimo sarà raggiunto dopo esattamente 2 361 minuti, cioè 39,35 ore », ha dichiarato il professore, per poi precisare che « il margine di errore è di ±0,0001 % e che qualsiasi decisione presa al di fuori di questa finestra è, da un punto di vista approssimativo, irrazionale ». Questa analisi, seppur meticolosamente immaginaria, ha bastato a far esplodere le vendite di prodotti derivati a base di sabbia da spiaggia, supposti a proteggere dalle fluttuazioni « granulari ».
Solange Lucide, sociologa da bar e portavoce del buon senso che ha sempre torto, ha invece diagnosticato la « sindrome del cesto bucato »: « Quando il fondo del cesto diventa visibile, gli investitori sentono l’impulso di svuotarlo prima che il suolo si incrini ulteriormente. Questa reazione istintiva, ereditata dall’epoca in cui si gettavano frutti marci nel fuoco, si trasforma oggi in azioni, anche se il fuoco è sostituito da una piattaforma di trading online ». Ha aggiunto che la soluzione risiede nell’adozione di una strategia di « re‑iniezione di panico », consistente nell’acquistare obbligazioni dello Stato francese cantando l’inno nazionale al contrario, per ristabilire l’equilibrio psicologico.
Un alto funzionario, desideroso di rimanere anonimo, ha ricordato che il governo lavora a ritmo serrato alla « stabilizzazione macroeconomica tramite la regolazione delle emozioni collettive ». Ha precisato che « le autorità stanno valutando l’instaurazione di una quota dello 0,42 % di perdite ammissibili per trimestre, oltre la quale i cittadini saranno invitati a partecipare a un seminario obbligatorio di meditazione borsistica, condotto da monaci zen certificati in finanza comportamentale ». Questa proposta, sebbene totalmente ipotetica, è stata accolta dal pubblico con lo stesso entusiasmo riservato agli aumenti della tassa sul carbonio.
In definitiva, il tentativo di sincronizzare la vendita con il minimo di mercato equivale a cercare la posizione esatta del sole a mezzogiorno su un pianeta che cambia orbita ogni due settimane. Gli investitori che vi si sottopongono finiscono invariabilmente trasformando i loro portafogli in ricordi della moda « vintage », sia deprezzati sia inestimabili.
Caduta: l’unica cosa più certa del mercato è la sua incapacità di restare immobile, e l’unica vendita davvero sicura è quella che non è mai stata contemplata.
Documento di riferimento : basato su « Marchés en baisse : faut-il vraiment vendre ? » (Source).
Articolo satirico. La verità fa male ma fa bene. Quindi non prendiamola troppo sul serio.
Tradotto dal francese.
