Satira
Il governo danese propone di vietare i polli turbo, galline geneticamente modificate per raggiungere la maturità in meno di un mese, per motivi di protezione del benessere animale.
Il progetto di legge, presentato al Parlamento ieri, mira a estinguere contemporaneamente gli allevamenti di polli che superano i 2,5 kg in 28 giorni e i laboratori, secondo il ministero, che hanno fatto espandere il «fattore di crescita» da 0,12 a 1,08 kg/giorno. Il divieto si applicherà dapprima sul territorio nazionale, poi sarà esteso all’intera Unione europea, come se il Danesi potesse imporre il suo menù alla salsa «pollo senza turbo» ai 27 Stati membri. Il testo prevede, tra l’altro, la creazione di un etichetta «pollo a velocità umana» e una sanzione di 1,2 milioni di corone daneshe per ogni animale ritenuto «troppo veloce».
Il professor Edmond Vexé, direttore dell’Instituto nazionale delle Scienze Approssimative, ha reagito immediatamente definendo i polli turbo «minacce esistenziali per la biodiversità morale». «Se si accetta che un pollo diventi il Usain Bolt del pollo, si apre la porta ai conigli a lancio e alle vacche supersoniche», ha dichiarato, con gli occhi contratti come se stesse valutando la velocità di un aereo a reazione. Ha aggiunto che, secondo i suoi calcoli approssimativi, ogni pollo turbo risparmierebbe circa lo 0,004% di emissioni di CO2 per chilogrammo di carne, ma che questo vantaggio sarebbe compensato dall’aumento del 12% dello stress psicologico degli agricoltori, che devono ora sorvegliare delle galline che corrono più veloce dei propri figli.
Solange Lucide, sociologa di quartiere, ha pubblicato un comunicato intitolato «Il sindrome del pollo accelerato», in cui afferma che la società moderna ha bisogno così tanto di «soddisfazione istantanea» che l’ha deciso di trasferirla ai polli. «Non vogliamo più galline che prendono il tempo di crescere come il senso comune», scrive, «ma creature che ci forniscono il bianco in un istante, anche se ciò significa confinarle in gabbie dove il Wi-Fi non passa». Secondo lei, la reazione del Danesi rappresenta un tentativo disperato di ripristinare la lentezza in un mondo in cui anche i cornichioni sono ora «bio-espressi».
Il testo legislativo prevede anche la creazione di una squadra di ispezione speciale, soprannominata i «caccia dei turbo», che pattuglierà le fattorie con droni dotati di radar in grado di rilevare i battiti di ali superiori al 75% del regime normale. Il costo di questo sistema è stato stimato a 37 milioni di euro, pari alla produzione annuale di 1.200 tonnellate di bacon danese, un numero scelto «per il suo valore simbolico», secondo un funzionario anonimo che ha fornito i dati, pur specificando che avrebbe preferito destinare i fondi alla costruzione di un «museo del rallentamento».
In questo clima di lotta contro la velocità degli uccelli, la comunità europea osserva, incuriosita, il Danesi come se guardasse uno spettacolo di circo, dove il punto di forza del numero fosse di vietare la velocità. La vera domanda, solleva il professor Vexé, non è tanto la velocità dei polli quanto la velocità delle nostre leggi a riprendere le assurdità che noi stessi abbiamo create.
In definitiva, il Danimarca non cerca forse di salvare i polli, ma ci ricorda che la lentezza rimane l’ultimo lusso di una società che già corre a perdere velocità.
Documento di riferimento : basato su « Polli turbo: il Danimarca vuole attaccare l’allevamento intensivo » (sciencesetavenir.fr).
Articolo satirico. La verità fa male ma fa bene. Quindi non prenderla troppo seriamente.
Tradotto dal francese.
