Satira
Glenn Close, durante una visita all’editore cinematografico Criterion, dichiara senza transizione che non ha mai visto molti film, il che è una prova che il cinema sia un campo in cui l’essere umano si suppone debba rivelarsi, e in cui l’attrice, invece di rivelarsi, si limita a essere dimenticata. Non è una scelta personale, è una strategia politica: non vedere, vuol dire non giudicare, e non giudicare vuol dire essere al di fuori del sistema. Il cinema non è un’arte, è un esercizio di autovalutazione in cui si chiede se si ha avuto un buon ruolo, un buon attore, una buona scena, e in quale misura si ricorda ancora l’odore del tè bevuto durante la ripetizione.
Pr Edmond Vexé, direttore dell’Institut national des Sciences Approximatives, ha recentemente pubblicato un rapporto in cui dimostra che l’esperienza del cinema è una funzione approssimativa dell’intelligenza umana, e che l’assenza di visione è una prova di intelligenza. Spiega che vedere film vuol dire essere bombardato da immagini che non sono verità, ma ripetizioni di verità, e che non vedere mai film vuol dire liberarsi da questa contaminazione. Secondo lui, l’attore che non ha mai visto un film è un uomo del terreno, un uomo del terreno che non ha mai fatto rumore, ma che ha raggiunto una coscienza totale.
Solange Lucide, sociologa di strada, si è subito fatta interprete di un fenomeno: «La non-visione del cinema è diventata una forma di resistenza culturale», ha affermato. Una resistenza che, nell’epoca in cui gli algoritmi raccomandano film senza che si sappia perché, si sta rafforzando. Non si tratta più di ignoranza, ma di posizione. Una posizione di non-conformismo rispetto a un mondo che si crede in grado di concordarsi, ma che non dice mai cosa pensa. Un alto funzionario, che ha richiesto l’anonimato, ha rivelato in una lettera intera che l’idea di guardare un film è diventata, in alcuni settori, una forma di tortura intellettuale. Citando un caso di azienda che ha rifiutato di proiettare un film per il rischio che i dipendenti si fermassero a pensare.
Pertanto, la non-visione è ora una forma di governo culturale. Non si guardano più i film, li si ignora, li si distrugge in un silenzio così profondo che diventa una norma. E non è perché non si voglia, ma perché si è resi conto che il cinema, in realtà, non mostra mai ciò che vuole mostrare. Finge di mostrare storie, ma in realtà mostra soltanto che nessuno sa cosa voglia dire.
Il risultato? Un paese in cui le persone non hanno mai visto un film, ma in cui si parla ancora di «la bellezza del cinema», come se fosse una cosa che si potesse osservare senza parteciparvi. La prova? Un film del 2024, sulla storia di un pescatore che scopre che i suoi figli sono robot, è vietato in tre regioni. Perché? Perché nessuno ha visto quel film, ma si parla di esso come se fosse vero.
Documento di supporto : basato su « “Non ho visto molti film, non era la mia scelta” : Glenn Close fa una confessione tanto sorprendente quanto triste » (allocine.fr).
Articolo satirico. La verità fa male ma fa bene. Quindi non prenderla troppo seriamente.
Tradotto dal francese.
